Giletti monumentale, così umilia Gad Lerner & compagni “Quelli che insultano i poliziotti? Vi dico cosa penso di loro”

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“In Italia c’è chi attacca la polizia, è un Paese assurdo”

Scatenato, come sempre in questi ultimi mesi. È un Massimo Giletti incontenibile quello che interviene ai microfoni di Radio Cusano Campus: fendenti contro la Rai, contro il governo e, soprattutto, contro chi ha accusato la polizia dopo lo sgombero del palazzo di Eritrei a Roma.

“Questo è un Paese dove ogni tanto qualcuno cerca di far rispettare le regole e passa dalla parte di quelli che fanno soprusi, non essendo più ormai abituati – attacca Giletti -. Sembra che in Italia si abbiano solo diritti e nessun dovere e invece tutti noi siamo parte dello Stato, se ciascuno di noi nel proprio piccolo facesse il proprio dovere le cose andrebbero meglio.

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Vedere attaccata la Polizia in questi giorni perché ha fatto rispettare la legge mi sembra un cortocircuito dal quale sarà difficile uscire”.

Dopo gli scontri a Roma, infatti, in molti (a sinistra) hanno puntato il dito contro le forze dell’ordine. Per esempio Gad Lerner, che commentando la foto della carezza a una ragazza eritrea disse che non sarebbe bastato ai poliziotti per “lavarsi la coscienza”.

E ancora  Pippo Civati (chiese le dimissioni di Minniti); Luigi Manconi (contrario allo sgombero); Nicola Fratoianni (parlò di “barbarie”); Stefano Fassina (“Indegno di un Paese civile”).

Giletti, dunque, prosegue: “Ora  In Italia servirebbero più personaggi tipo Olivetti, un mecenate di grande lungimiranza. Vedo manager che prendono liquidazioni pazzesche dopo aver diretto un’azienda per un anno o due… Secondo me servirebbero meno manager di questo tipo e più persone come Olivetti”.

Il riferimento a Flavio Cattaneo, aspramente criticato da Libero per i 30 milioni di buonuscita da Tim, appare piuttosto evidente.

Dunque gli viene chiesto della nuova stagione de L’Arena, che condurrà su La7 dopo il burrascoso addio alla Rai: “Sono ancora in una fase di incontri e di decisioni che dobbiamo prendere”. E quando gli chiedono una battuta sulla tv di Stato, riparte a cannone: “Non ho più voglia di parlarne, ho già detto che in una tv pubblica normale un programma che fa 4 milioni non viene chiuso.

Poi sono scelte di un Direttore Generale che sarà responsabile di quello che farà e verrà chiamato più in là da qualcuno a dire perché, la verità. Chi ha deciso sa perché lo ha fatto.

Avrà avuto qualcuno che gli ha detto di farlo oppure ha deciso lui, non mi interessa, non ho più voglia di parlare di questa vicenda, di una decisione che non ha senso. Le mie energie sono finalizzate a fare un programma nuovo in una tv in cui sto entrando in punta di piedi”.

E ancora, contro Viale Mazzini: “Non basta avere un canone per essere servizio pubblico, è evidente che c’è qualcosa che non torna. Sono contento di far parte di una televisione in cui si ha rispetto della libertà”. Infine, un’altra battuta sibillina contro Viale Mazzini: “Mi ero illuso, forse, che fare 4 milioni di spettatori garantisse una certa libertà anche in questo futuro prossimo, vicino alle elezioni. Evidentemente mi ero sbagliato”.

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