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“PUTIN HA RESO DI NUOVO LA RUSSIA UNA SUPERPOTENZA”: L’EX AMBASCIATORE SERGIO ROMANO SPIEGA COME LO ZAR HA RICOSTRUITO LA RUSSIA


Putin è un nazionalista che ha sofferto per il crollo del potere sovietico in Europa e si è posto come obiettivo la restaurazione dell’autorevolezza del suo Paese nel mondo: la Russia è una grande potenza, deve essere trattata come tale.

Ebbene, questo gli è riuscito, soprattutto perché ha fatto le scelte giuste in Medio Oriente”. A dirlo al quotidiano Libero è l’ex ambasciatore Sergio Romano, autore del libro Putin e la ricostruzione della grande Russia (Longanesi).

“Putin è consapevole dell’ importanza dell’ ortodossia nella storia russa. Per tenere insieme un Paese multietnico e multireligioso serve un forte ideale. Essere l’erede di Bisanzio, essere la “Terza Roma”, conferisce a Mosca un destino storico e una funzione metapolitica”, spiega ancora l’ex ambasciatore.

La preferenze di Putin verso Trump è dovuta, secondo Romano, al fatto che la Clinton, quando era segretario di Stato, mise il suo zampino “nei moti di piazza Maidan a Kiev, come nelle manifestazioni a Mosca durante le elezioni russe”. “Non stupisce, pertanto, che non ne desiderasse l’elezione”, aggiunge.

“Quanto alle interferenze, noi tendiamo a dimenticarci del satellite Echelon, creatura anglo-americana, o del fatto che gli Stati Uniti intercettavano le conversazioni telefoniche della signora Merkel.

E si ricorda cosa accadde nel 2001? I cinesi fecero atterrare un aereo americano che secondo loro aveva violato il loro spazio aereo.

Poi lo restituirono, ma svuotato delle strumentazioni elettroniche, che erano in grado di intercettare le telefonate fino a Pechino”, ricorda Romano.

Ora la grande incognita sarà Trump “il quale spesso ha dato l’impressione di dire certe cose perché trascinato dall’ entusiasmo o per ragioni elettorali.

Non sappiamo come si comporterà da presidente, ma sembra che abbia davvero l’intenzione di mettere i rapporti con la Russia su un piano di reciproca comprensione”.

“Anche se, è vero, – conclude – nel Partito repubblicano e nell’ establishment militare, vale a dire nel Dipartimento della Difesa, c’ è una corrente incline a considerare la Russia come ostile. Per una combinazione di convinzioni ideali e interessi politici: c’ è una parte degli Stati Uniti che ha bisogno di un nemico”.

Fonte: Qui

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