LA CINA SFIDA GLI USA IN AFRICA: ARRIVA UNA NUOVA BASE MILITARE


Finora erano stati per lo più insediamenti produttivi. Investimenti per migliorare le infrastrutture o ravvivare il tessuto produttivo. Ma ora le mire della Cina in Africa non sono più solo di tipo commerciale, o economico, sono diventate anche di tipo militare.

Una manovra volta a stuzzicare soprattutto gli Stati Uniti che da decenni usano il continente come propria base per operazioni nell’Oceano Pacifico settentrionale e nel Golfo Persico. Ma se la tensione resta alta a livello di interessi globali qualcosa potrebbe cambiare sotto la presidenza di Donald Trump.

Il neo presidente punta ad avviare diverse collaborazioni con i grandi imprenditori cinesi, in particolare Jack Ma, magnate di Alibaba, il colosso dell’e-commerce.

L’obiettivo del Tycoon e di Ma è quello di sfruttare la piattaforma per dare uno sbocco il mercato cinese a milioni di imprese americane, rilanciando così l’occupazione.

Ma questa nuova politica della distensione potrebbe essere messa a dura prova da quanto succede nelle acque del Corno d’Africa.

Dall’inizio degli anni duemila la Cina ha fissato come obiettivo una nuova presenza come leader globale e, in questo senso, l’Africa è diventata uno degli snodi fondamentali. In meno di nove anni, nel 2009, è avvenuto il grande sorpasso: il volume degli scambi commerciali Cina-Africa ha superato quello tra Usa ed Europa.

Il continente africano rappresenta un miniera molto preziosa per Pechino, in particolare per le sue risorse. Nonostante la flessione dell’economia cinese dovuta alla crisi economica del 2008, gli investimenti nel settore delle estrazioni e delle infrastrutture hanno continuato a viaggiare con ritmi elevati. E proprio su quest’ultimo punto si basa la strategia della Repubblica popolare.

In particolare le società di investimento cinesi hanno lavorato per la realizzazione di porti e ferrovie, in tutto il Pacifico e in Africa, senza però dimenticare l’Europa come nel caso del Porto del Pireo in Grecia, acquistato da una società di Pechino.

Ma gli investimenti hanno riguardato anche Kenya, Tanzania e la piccola Eritrea, un Paese poverissimo. La società d’investimento China Harbor Engineering Company ha speso 400 milioni di dollari per la costruzione del nuovo porto di Massawa.

Altro tassello la ferrovia che va da Khartoum a Port Sudan in Sudan. Recentemente le autorità del Paese africano hanno confermato che oltre il 75% degli investimenti petroliferi nel Paese sono nelle mani dei cinesi.

Ma i fondi del Dragone sono arrivati anche nel tormentato Sud-Sudan. Sia inviando risorse per la costruzione di strutture che mandando diplomatici di lungo corso a collaborare con la pacificazione dopo il conflitto con il vicino del Nord. Sullo sfondo anche in questo caso c’è il petrolio. Visto che orami il reticolo della Cina è diventato così esteso si è resa necessaria una nuova forma di presenza, quella militare .

Fonte: qui

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