sabato , febbraio 25 2017
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I media scandalizzati dall’immorale comportamento di Di Maio che ha speso ben 300.000 Euro in 3 anni! Sì, gli stessi media che stanno chiudendo un occhio sui miseri 8 miliarducci che Renzi ha già distribuito in mance in cambio di “basta un Sì”

Ancora non ci sono tabelle e testi ufficiali. Unica certezza: le misure per avere consenso subito in vista del voto.

Matteo Renzi chiede un atto di fede sulla legge di Bilancio 2017: “A chi dice che ‘sono solo promesse’, ricordo che stiamo parlando di un disegno di legge che ha tutte le coperture”. Ma le uniche tracce concrete della manovra approvata venerdì dal Consiglio dei ministri sono un comunicato e le slide sul sito del governo.

Ieri ancora non esisteva alcun testo per la manovra e neppure per il decreto fiscale che sposta la riscossione sotto l’Agenzia delle entrate (cancellando Equitalia come entità autonoma). Alla Commissione europea aspettano di leggere qualcosa di preciso prima di esprimersi sull’ultimo strappo del governo: portare il rapporto tra deficit e Pil al 2,3 per cento nel 2017 invece che al 2 annunciato come obiettivo pochi giorni fa. Quasi 4,5 miliardi di deficit in più che al premier servono per finanziare le tante misure introdotte in vista del referendum. Col nuovo impianto di legge di bilancio non si possono più mettere clausole di salvaguardia (aumenti di tasse o tagli automatici in caso di buco), se alcune coperture dovessero rivelarsi virtuali, bisognerà chiudere subito il buco. Ma nel 2017, non prima.

A Bruxelles nessuno ha voglia di minare la credibilità del governo prima del referendum. Sia perché l’Italia è uno dei Paesi meno problematici in questo momento, sia perché Renzi ha un ruolo nei negoziati che sono già partiti per i rinnovi di metà mandato di poltrone importanti (il socialista Martin Schulz cerca la riconferma al presidenza dell’Europarlamento).

In attesa delle tabelle, l’unica analisi consentita delle misure adottate è politica: oltre metà dei 27 miliardi della manovra vanno a evitare l’aumento dell’Iva (15,1 miliardi) previsto da vecchie clausole di salvaguardia introdotte dal governo Renzi proprio per rimandare tagli e tasse. Il resto, come si dice, è mancia. Nel senso che se la razionalità economica sfugge, quella in termini di consenso è evidente. Renzi celebra i “2 miliardi di euro in più”, alla sanità, come scrive su Facebook. Ma i 2 miliardi sono l’aumento di spesa già concordato a febbraio con le Regioni che poi il governo ha pensato – o fatto credere – di tagliare, salvo poi confermarli.

La lista della mance in vista del voto del 4 dicembre è lunga e a spanne vale 8 miliardi per il 2017: 1,2 miliardi in due anni per abolire l’Irpef agricola, come richiesto dalla Coldiretti che ha contribuito a raccogliere le firme del fronte del “Sì” alla riforma. Poi 10 euro in meno di canone Rai: già nel 2016 si rischia un buco di 300 milioni sugli 1,7 miliardi di gettito attesi con il pagamento in bolletta (più evasione del previsto), ma Renzi concede un piccolo sconto che non dispiacerà. Anche i 600 milioni alla famiglia e i 100 milioni alle scuole paritarie sono un segnale, simbolico ma non troppo, a quel mondo cattolico che è freddo verso il referendum e il governo.

I sindacati sono scontenti, perché i 7 miliardi in tre anni per l’anticipo pensionistico coprono molti meno lavoratori a fine carriera di quanto sperassero, e perché quel miliardo e 900 milioni per i contratti degli statali è poca roba dopo 7 anni di stipendi bloccati. Ma Renzi sa che chi riuscirà ad andare in pensione prima o avrà un piccolo aumento gli sarà riconoscente. Per questo, ha detto ieri sera al Tg1, spera che su questi punti anche l’opposizione voti a favore.

La parte più pirotecnica della manovra è quella sul fisco: addio a Equitalia, “simbolo di approccio vessatorio dello Stato”, scrive Renzi. É ovvio che la riscossione rimarrà, l’apparato passerà all’Agenzia delle entrate e restano comunque al tre 92 società che se ne occupano. Nessuno, neppure a Equitalia, conosce i dettagli del cambiamento. Ma per quello ci sarà tempo.

A Renzi ora interessa l’effetto annuncio e la sanatoria sulle cartelle esattoriali: chi paga subito il dovuto viene esentato da mora e interessi. É impossibile che il gettito aggiuntivo sia quei 4 miliardi stimati dal governo, ma si vedrà più avanti.

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